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“Welcome to Nairobi, funny Mzungu!”

Le prime impressioni sono fatte di molte cose. Dipende dalle premesse. Ad esempio, il fatto che già sull’aereo mi abbiano fottuto il cellulare. O che, nonostante l’ottimo pacchetto antivirus, il mio pc abbia contratto qualcosa nello scalo ad Istanbul, solo Christo sa come. Può influire che proprio nel volo fino ad Istanbul, ci facesse compagnia Roberto Mancini. Per quanto fosse impeccabile e signorile, qualche mio amico sostiene che a fregarmi il telefono sia stato proprio lui. Maledetto Mancio. Un’attesa di 5 ore per il cambio, atterrare a notte fonda a Nairobi, confluire in un grande parcheggio adibito ad Arrivi perchè ancora freschi del devastante incendio di tre mesi fa e scoprire che, finalmente di fronte ad un letto e a 5000 km da casa, il mio computer sia definitivamente morto, completano il quadro.

Ma a ribaltare i pronostici e smentire le premesse, per fortuna sono gli stessi esseri umani, a ricordarti in fondo che non di solo male vive l’uomo. L’accoglienza è stata di quelle che non si dimenticano: trovare volti amici, quandanche sconosciuti, ti permette di passar sopra alle piccole e grandi stranezze che è tipico cogliere appena arrivati. Basta guardarsi intorno. Tipo semplici guardie amministrative che girano per strada con fuciloni della madonna. Mi ricorda tanto una foto che rubai in Messico a tre poliziotti che stavano cambiando un bancomat in un supermercato, armati di tutto punto. O ancora: in seguito all’attentato nel centro commerciale Westgate, all’entrata di ogni supermercato del paese, ogni singola persona viene controllata col metal detector. Nel calcolo delle probabilità, la vedo dura che il prossimo attentato sia sempre all’interno di un iper. Mah.

Road to Ongata Rongai blog

La maggior parte di voi sa il motivo della mia permanenza a Nairobi: fino a fine gennaio, devo indagare Stregoneria e Magia Nera, soprattutto all’interno della tribù Kamba. Neanche il tempo di avere un numero keniota, che la ragazza che mi spacchetta la SIM, Mercy, si scopre essere di Ongata Rongai, proprio vicino a dove far partire le mie indagini. Quando poi mi chiede se puó trascriversi il numero e chiamarmi nei prossimi giorni capisco che il suo è un nomen omen, ed il suo interesse tutt’altro che mistico. Ignoro perciò questo potenziale contatto, e mi concentro su quelli che dovrò incontrare nei prossimi giorni: due rastafari saranno la mia guida per la baraccopoli di Kware, un tizio di nome Silvestre per quello di Kitui Ndogo, responsabile del Feeding Program per la ONG con cui collaboro e per la quale ho lavorato in Portogallo. Peccato che, pur non avendo ancora incontrato nessuno, già ho scoperto che quest’ultimo ha subìto una fattura, ed è pertanto in uno status semi-vegetativo perenne. Ci sarà da divertirsi.

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