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Tepoztlàn, alla scoperta del “Pueblo Magico”

TRATTO DA “LA FUENTE DE POLVO Y PALABRAS”, del 25 Febbraio 2012.

Esco di casa alle 9. Prendo la metro e raggiungo due amiche, che sanno dove abita colui dal quale dobbiamo trovarci. All’uscita dalla metro, guardo senza farci troppo caso un barbone alcolizzatissimo. Mi soffermo su lui. Al passaggio della tedesca, apre gli occhi, pazzo omicida. Tempo di reazione due istanti. Si alza dagli scatoloni di colpo, corre verso lei, facendosi largo, spingendo la gente. Si salvi chi può. Lei non si accorge di niente. La raggiunge. La tira da dietro, per una spalla. La cosa inizia, lentamente, a preoccuparmi. Gli prendo il braccio, lo sposto via. Mi frappongo fra lui e lei. Scendiamo le scale. Lui sbraita parole in una lingua. Non certo in messicano. Ma si ferma. Passiamo per un mercato delle pulci. Abiti da donna e da ragazza, molto belli, 5 pesos. Un terzo di euro. Incontriamo Jorge, quello della casa. Ci dice che la roba che arriva in quel mercato, quasi sempre, l’han presa dagli ospedali, o dai cadaveri stessi.OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Arrivano gli altri. Siamo 6, jeep grande, vecchio modello, 5 posti. Sono il festeggiato, mi lascian scegliere dove stare. Inizio davanti, poi opto per il baule. Strana sensazione. Viaggiare per le autostrade guardando la strada al contrario. Ormai senza possibilità di fuga, ascolto i loro discorsi. “A Tepoztlan c’è una piramide, a un’oretta di cammino“. “Si ma noi se riusciamo andiamo all’osservatorio“. “Cos’è?” “Bè Tepoztlan è famosa come punto di incontro con gli UFO. Ci sono stati tantissimi avvistamenti da li“. Sbianco. Rinchiuso in un baule, mi stanno portando da Loro. L’ho sempre saputo. Solo non pensavo fosse già la mia ora. I pensieri mi spingono a sbattere i pugni contro il vetro posteriore, cercando aiuto nelle altre auto. Nella pratica: fingo distacco. “C’è anche una pizzeria in cui hanno appeso ai muri tutte le foto degli avvistamenti di Tepoz. Potremo andarci!“. Glutine e Alieni. Nello stesso posto. L’apocalisse non poteva essere peggiore. Penso di gridare a Dio “Uccidimi ora“, Ma non é il caso. Colui che guida ha dormito 4 ore in due giorni. C’è il rischio che Dio, per la prima volta, mi ascolti. Meglio lasciar perdere. Attendo il mio infausto destino. Nel baule.

Tepoztlan è dannatamente turistica. Volti da gringo ovunque. Borsellino portamonete 45 pesos. Invece che 10. Jorge mi offre una Piña Colada mentre loro comprano lattine di birra. Iniziamo la scalata alla piramide. Che forse è anche l’Osservatorio. Non si è ben capito. Nel tragitto mi compro una sangria. Finalmente, di quelle fatte per bene. Sempre con Jorge accanto. Si è posto l’obiettivo di “liberarmi”. Accanto a noi, mentre ordino, un gruppo di ragazzi e ragazze. OLYMPUS DIGITAL CAMERACi fissano. Iniziano a ridere. Un ciucciolo di balena, senza timori, chiede una foto. Jorge mi manda avanti. “No, la vuole con entrambi, solo non mi lasci“, gli dico. Foto di rito col cucciolo di balena. Un appello mi sorge spontaneo. Ma è solo mentale. Dite alle balene di non proliferare così tanto. La loro prole è ovunque. E danneggia il mondo. Le altre ragazze titubano se farsi anche loro la foto. Desistono. Ringrazio il cielo. Ma sfogano le loro repressioni sul cucciolo di balena. Istigano alla foto “con bacio”. Jorge si interessa, io rifiuto anche per lui. Cade la cosa. Per fortuna. Ancora non è pronta la sangria. Mi chino ad allacciarmi le scarpe. Jorge, coglie l’occasione. Si rivolge al gruppo di sconosciuti, ormai distratto. “Sta tentando di sedurvi“. Urla. Tutti ridono. Solo dopo mi accorgo che gli stavo stampando la proiezione culare nelle pupille. Jorge aveva notato gli sguardini maliziosi. Continuano a ronzarmi pensieri misantropi. Siamo inondati di turisti, perchè proprio io? Vergogna e autostima al tempo stesso. Il target sale, dalle 15enni a quasi coetanee. Un doppio yuhuu per me. Le salutiamo fingendo disinvoltura.
Arriviamo alla piramide. Bel panorama, ma ne ho visti di migliori. Niente di ché. Scendiamo. Una signora davanti a noi cade tra i massi, si rompe un braccio, o simile. Un mio amico la soccorre, ci attiviamo per dare una mano. Tornati al pueblo cercano la pizzeria. Entrano in una che si chiama “La Siciliana”. No foto di ufo. Neanche questa volta mi avrete, bastardi. Chiedo se posso portarmi al tavolo tacos comprati da fuori. Non vende altro se non pizze. Mi dice no. Mi inalbero. Gli rinfaccio che il ristorante si spaccia per italiano. E in Italia è celiaco uno ogni cento esemplari. Pare importargliene come a una locusta della nuova applicazione per Iphone. Digiuno. Guardo gli altri. Quello-alla-mia-destra, sbrocca sulla pizza litri di ketchup. Lo infamiamo. Si parla di cibo. Quello-alla-mia-destra si si chiede perchè non posso mangiare. Gli spiego come stanno le cose. “Ah – risponde – pensavo che celiaco fosse un pò come essere ebreo“. Pausa imbarazzata, sguardo con sopracciglia inarcate. Il dubbio si insinua. “Si cioè – continua – non puoi mangiare certe cose, come ebrei e musulmani il maiale“. No. Non sono di fede celiaca. Il glutine salvi la regina. Il glutine è grande. Però no.OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Uscendo compro due tacos e un tlacoyo. Torniamo di sera nel D.F. a casa di Jorge. Per festeggiare il mio compleanno fanno scegliere a me quanto e con che cosa brindare. Decido di vendicarmi. Tutti han sempre bevuto semplice birra. Mentre io mi sorbivo alcol puro senza riscaldamento. Stasera si gioca a modo mio. Successione di hidalgo. Un hidalgo è inghiottire un bicchierino stretto e lungo di tequila, ron o mezcal puro. Puro. Quello-che-stava-alla-mia-destra dopo 7 hidalgo esce di testa. Lo mettono a dormire in camera. Stava diventando molesto. Fuori uno. Continuiamo bevendo. Nella follia del momento mi viene in mente di dedicare un video a voi altri della “Fuente”. Jorge si aggrega. Eravamo al decimo Hidalgo. E non era finita.
Torno a casa. Ho la lucidità sufficiente per contrattare il taxi. Gli abbasso il prezzo di 40 pesos rispetto al costo originario. Il braccino corto non si perde con l’alcool. Arrivato a casa chiudo le tre porte d’entrata. In salvo. Maledetti alieni, ho vinto anche in casa vostra. Per ora. Ora ripensiamo allo studio e al lavoro di dopodomani.

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