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Effetti di un sortilegio tra i Kamba: il caso Silvestre

Chiudo gli occhi come fan tutti, cerco di non pensare ai mille problemi kenioti: la mia indagine su stregoneria e arti magiche continua. Dopo aver visitato alcuni villaggi, mi arriva una pessima notizia: Tytas, il rasta che doveva guidarmi nella baraccopoli, si è trasferito senza preavviso a 300 km da qui. Santa ladra vigliacca. Ditele prima le cose. Mi auto-schiaccio un 5 per aver comunque portato avanti le mie ricerche da solo, e non ho tempo di rammaricarmi: oggi ho appuntamento in città con Silvestre, l’altro mio contatto. Si dice sia stato colpito da sortilegio, e che da allora non sia più lo stesso.

Sortilegio-natale-misteroSilvestre è il responsabile del Feeding Program della ONG per cui lavoravo, all’interno del villaggio di Kitui Ndogo. Il punto di collegamento fra le donazioni dal Portogallo, la Ong stessa e chi riceve il cibo. Persona sveglia e affabile, da sempre punto di riferimento di grande valore. In pratica, colui che ci lega con l’utilizzatore finale. La slum di cui si parla, secondo quanto appreso, fa riferimento all’immaginario collettivo: poco da mangiare; madri vendono figli per 10 euro, da usare in alcolici. Altre porgono loro direttamente la bottiglia, quando reclamano cibo. Da queste parti sono stati trovati e raccattati bimbi denutriti, con alle spalle una chiara violenza sessuale, poi abbandonati. Come a Nairobi, molti dei bimbi di strada sniffano colla, e spesso i pochi soldi che trovano è così che li spendono. Nulla di nuovo. Eppure, vi sono aspetti più tranquilli e curiosi, che solitamente non vengono a galla perchè mai considerati dai media. Questi luoghi, infatti, fungono da normali agglomerati urbani, con case di materiale improvvisato, fango o lamiera, con le proprie regole di convivenza e strutture sociali, alla stregua di un qualsiasi villaggio. Al loro interno diverse etnie, nel caso di Kitui Ndogo non solo Kamba, ma addirittura provenienti dalla Somalia, alcuni facenti riferimento al movimento politico religioso di Al-Shabaab, pur essendo, dicono, “persone tranquille”. Basta non andare a far loro domande, visto il momento molto teso. Uno Slum-master detiene il potere, cercando, per quanto possibile, di tutelare coloro che ci vivono. Qualsiasi attività nella slum, comprese quelle di stampo umanitario, deve prima ottenere la sua approvazione, anche previo pagamento di alcune migliaia di scellini, senza però mai poterlo vederlo in volto. Le persone esterne possono essere sì ricevute, ma potranno comunicare solo attraverso di una tenda. L’assurdità più clamorosa, a sconfiggere molti stereotipi, è che in alcune baraccopoli è addirittura possibile incontrare ragazzi laureati o adulti con possedimenti terrieri, incongruenza ampiamente dibatutta (meritevole anche di alcune ottime inchieste della BBC) ed ancora irrisolta che forse affronterò anche io in futuro. A scalare, lo Slum-master gode dell’appoggio di alcune persone di fiducia, rispettate – e a volte temute – da chiunque: fra queste il mio uomo, Silvestre.

Alto, con passo ciondolante, sguardo perso e bocca semi-aperta: sono incerto se si tratti del mio contatto o di Pippo in persona; sarei felice in ogni caso. Le premesse non sono delle migliori, gira per il locale senza riconoscere e manco accorgendosi di colei che da ben sette anni è la sua datrice di lavoro. Memoria come azzerata, inizio a non stupirmi. Rimaniamo soli e cerco, tento di spiegargli cosa sto indagando, ma c’è poco da fare: a pochi e scarni momenti di presunta lucidità fa da cornice una desolante ritrosia al ragionamento e alla parola. Il breve estratto di intervista che segue è stato faticosamente ottenuto in quasi due ore di conversazione. Escludo volontariamente dal dialogo la mia introduzione e presentazione, dal momento che era come parlare da solo. Lascio comunque alcune mie considerazioni e pensieri a caldo.

“Silvestre chi ti ha ridotto in questo stato? Cosa hai combinato per attirarti questa cosa?”. “Non puoi risalire a chi ti ha fatto un sortilegio. E non puoi fare niente per evitarlo. Anche se sei innocente“. La cosa mi irrita alquanto, non è possibile che tu possa ricevere malefici anche se non hai fatto nulla per meritarli. “Non a caso si tratta di magia nera, puoi farla anche contro chi non ha colpe. Per invidia, per odio“. “Nel tuo caso?”. “Penso provenga da due o tre persone di un villaggio poco lontano. Forse per motivi etnici, o di rivalità tra i villaggi stessi“. Silvestre è in effetti un pezzo abbastanza grosso all’interno del suo villaggio e, come un po’ in tutto il paese, si ritrovano spesso col convivere tribù tra loro molto distinte. “Cosa ti affligge di preciso? Si tratta di una condizione mentale o fisica?”. “Ho un mal di testa lancinante, sempre. Che parte da qui (punta lentamente il proprio indice alla tempia, ndr) e non mi lascia dormire. E mi fa male anche dietro, qua… nella schiena“. Continuo a guardarlo dritto negli occhi, e sotto la patina di assenza si cela uno sguardo buono, che sembra chiedere aiuto. In maniera sincera. “Spesso il male peggiora nel tempo. Se non lo fermi arriva a ucciderti“. “Ma a chi puoi rivolgerti per alleviare le pene? Nella tua zona so non esserci magia bianca, come su verso Machakos”. “Solo un witch-doctor può togliermela, nessun altro“. I witch-doctor sono medici specializzati nel curare i malefici e proteggere le persone. Si trovano ovunque, anche in città, e svolgono almeno parzialmente il lavoro di chi pratica la magia bianca. Sotto questa definizione ricadono molteplici figure: dagli Mganga, semplici stregoni che previo pagamento effettuano incantesimi nell’ambito di salute, amore e denaro (per Nairobi si trovano appesi ovunque numeri di telefono di Mganga), fino a pseudo-medici, un poco più veritieri, che sono in grado di darti un antidoto a ciò che possono averti somministrato in precedenza. Buona parte dei “sortilegi” avviene infatti tramite l’assunzione di sostanze otLavorando la pelle di alcuni animali, si ottengono sostanze nocivetenute con le piante o con la pelle di alcuni animali. Una volta ingerite, con una bevanda, un cibo, o a volte addirittura contratte tramite il semplice contatto, causano problemi che vanno dall’irritazione alle allucinazioni, fino a veri e propri disturbi.  “Nel mio caso, ho forse bisogno di protezione preventiva (che solo un witch-doctor può darmi, ndr) se voglio continuare le mie ricerche?”. “No: vieni da un altro paese. Su di te non può avere effetto. Avviene solo se ci credi”. La cosa inizia a farsi interessante, ma lui mostra i premi segni di cedimento. La stregoneria è un fenomeno che attraversa diversi campi, c’è poco da fare: dalla suggestione al reale avvelenamento, si toccano più piani, di sicuro almeno quello psicologico, quello medico e quello sociologico. Ho spremuto fin troppo la sua mente ed ora pare stare ancora peggio di quando era arrivato.  Nel salutarci riesco a strappargli una conferma, ovvero che esistono “diversi tipi di maledizione che ti possono causare perdita della memoria, disturbi fisici, fino addirittura la morte“.

Mentre me ne vado a prendere il matatu del ritorno, lo vedo vagare senza una meta in mezzo alle trafficatissime strade della capitale, come non cosciente di dove si trovi. Sicuramente, incosciente dell’importanza che ha appena avuto per la mia ricerca.

3 Comments

  1. Pietro sei un mito, seguirti su profilonomade è un vero piacere

  2. Sarebbe il caso di contattare diverse figure, un neurologo od uno psichiatra in primis. Ma la sanità costa, non è pubblica, ed è già tanto aver avuto l'occasione di parlargli, nonostante tutto. Dovremo purtroppo tenerci il dubbio, linfa vitale per la magia :)

  3. non è possibile contattare un doctor laureato in medicina per escludere patologie fisiche?

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