Pages Navigation Menu

Il prete nudo e il sortilegio del nano da giardino

La Stregoneria non esiste: è suggestione, forse ipnosi collettiva. Basta però cambiarle nome, per prenderla sul serio. Chiamiamola Religione. La derisione si trasforma di colpo in risposte piccate, lo scetticismo in orgoglioso risentimento. Mettere in dubbio il messaggio di Dio stesso? Ci si appella a testi sacri, al numero di fedeli, alla gloriosa storia, inconfutabile. Si perde la propensione al dubbio, all’indagine. Ma una suggestione senza sbavature, molto ben organizzata, lascia basiti anche i più solidi detrattori. Ogni vicenda mai discordante dall’altra, ogni storia perfettamente incastrata con le precedenti, alla cui base le stesse procedure e gli stessi dettagli. Che ci sia un fondo di verità o meno, è indiscutibile l’abilità mostrata nella tradizione orale, in ciò che è stato trasmesso di padre in figlio. IMG_0125 ridottaTra contaminazioni con la fede (imposta dai bianchi) e gli usi e costumi senza tempo, sono ancora vitali tra le nuove generazioni storie come queste, che mescolano tradizione cristiana e tradizione magica, dal vago sapore mitologico, ma ambientate ai giorni nostri, narratemi dal pastore pentecostale con cui ho avuto la fortuna di condividere tempo ed impressioni. Non hanno finale, non una morale di stampo fedriano, in quanto “non create a tavolino, ma realmente accadute”. Sam inizia quindi a narrare:

I) Li avevano avvisati di non usare l’acqua di quello stagno. Ma si sa i ragazzi come sono. Siamo oltre Chogoria, verso Meru, alle pendici del Monte Kenya. Due alberi robusti erano stati legati tra loro con una fune: loro erano soliti giocarci,  passando da un albero all’altro; se fossero cascati sedere all’aria, sarebbero comunque atterrati nella melma, senza farsi un graffio. Amavano passare pomeriggi su queste colline. Uno dei giovani, diciottenne, nel fare il percorso sospeso cadde nel fango. Nulla di nuovo: era  ciò che li faceva divertire. Rialzatosi, il ragazzo decide però, stavolta, di non ascoltare gli amici, e si avvia proprio allo stagno per pulirsi. Non riuscirà neanche a lavarsi le mani: un formicolio lo prende, non gli lascia respiro, invade ogni fibra del suo corpo ed in pochi istanti si scopre alto quanto un nano da giardino. Gli amici intervengono e lo portano a casa come un pupazzo, facendosi in quattro per contattare un witchdoctor. Lo trovano: lui sa bene cosa fare. Da solo o con altri, lo stregone porta nella chiesa del villaggio una capra dal vello rosso; non si capisce bene se colorata in precedenza o se miracolosamente apparsa innanzi a loro, geneticamente modificata. La scuoiano e tagliano a pezzi, in mezzo alla chiesa, spargendone la carne tra i banchi, in maniera meticolosa. Terminato il rituale, passano a raccoglierne i brandelli, uno per uno, essendo il povero corpo della capra ormai sparso per la chiesa. Raccolto il tutto, lo sistemano sulla pelle della capra stessa, precedentemente scuoiata. Si chiude il fagotto così creato e ci si avvia a seppellirlo nel campo di possedimento del giovane, o della sua famiglia. Quella stessa sera un enorme serpente, attirato dal mistico involtino, si avvicinerà alla carne della capra, avvolta nella sua stessa pelliccia, e vi sputerà sopra. Immediatamente dopo lo sputo della bestia, il giovane, ovunque si trovi, riassumerà le sue sembianze.IMG_9923 Ridotta

II) Lui era un predicatore bianco, un prete mzungu, venuto a vivere e predicare nell’entroterra keniota. Per quanto avesse i voti, e potesse quindi godere della sola compagnia di sua moglie, compiva adulterio con una giovane ragazza del villaggio. La cosa avveniva senza cenno di arresto da diversi mesi ed i vecchi, assidui frequentatori della sua chiesa, decidono di intervenire. Come molti altri predicatori, anche questo sacerdote bianco pare avesse acquisito i suoi poteri solo grazie all’intercessione di un witch-doctor. Ciò presupponeva quindi che le sue capacità fossero le stesse di alcuni saggi del villaggio. Dall’alto della loro veneranda età, concordano nel lanciargli un maleficio, e questo non tarda a venire. Alla prima omelia pubblica, in cui era solito arringare le folle idolatrato dalla sua gente, i suoi vestiti divengono molli, elastici. Pochi istanti, e questi scivolano via, scendendo fino ai piedi, come sciogliendosi al sole. Rosso d’imbarazzo scappa a nascondersi, ma no, non vuole arrendersi: la settimana successiva ritenta, presentandosi di nuovo alla funzione. Anche questa volta, i vestiti gli si sciolgono d’indosso e come in precedenza si ritrova costretto a rinunciare alla messa; questa volta per sempre.

Terminata la storia, Sam scoppia in una fragorosa risata. Ripete sempre che non crede a queste cose. Eppure, quando ne parla, lo fa con una serietà rispettosa e composta. Svia poi il discorso sul piano sociale, ne sono abituato. “Non ti stupire Pietro se qui ci sono politici che ricorrono alla magia, o se gli imprenditori di successo hanno il loro witchdoctor di fiducia: la gente teme ciò che non conosce, è vero, ma vuole anche tenerselo buono, dalla sua parte nella scalata ai propri obiettivi”. Nuovamente lo saluto, pensando che avrei potuto trarre maggior giovamento dal mio precedente incontro con lo stregone nella baraccopoli. D’altronde “tsk, vuoi che funzioni! Ma… in fondo in fondo… che male può fare una spinta in più?

Leave a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Adsense
Adsense