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Eusebio e la vita privata delle Leggende

Deceduto nella notte per un arresto cardio-respiratorio. Se ne è andato Eusebio, campione del Benfica, simbolo della nazionale portoghese. Lo avevo incontrato solo quattro mesi fa, al termine della sesta edizione del trofeo a lui dedicato. Senza saperlo, l’ultimo a cui avrebbe preso parte. Il suo noto temperamento scontroso ed irascibile aveva per qualche secondo lasciato spazio a commozione e parole spezzate: in quei pochi istanti di conversazione, infatti, si sarebbe parlato di morte. Ma non la sua.Museo do Benfica - Manuela

Lavoravo nell’ufficio stampa di una ONG portoghese. La signora delle pulizie, un personaggio strambo e vulcanico, mi prende in simpatia, e si scopre avere alle spalle un passato inimmaginabile, tanto da meritare documentari ed interviste, perfino in Cina. Moglie dell’ormai defunto Joaquim Santana, stella portoghese del Benfica, di origini angolane, era entrata di diritto nell’olimpo del calcio che conta. Era, da giovane, assistente del fotografo ufficiale della squadra, ed aveva così conosciuto il dream-team degli anni d’oro, quegli anni ’60 che hanno visto esplodere gente come João, Aguas, Simões, Neto e Coluna, gli appassionati del calcio d’epoca ricorderanno. Proprio quest’ultimo era capitano e colonna portante del club e della nazionale, definito “O Monstro Sagrado” per il suo fondamentale ruolo di regista e la potenza del suo incedere. Narra la leggenda che il fotografo, suo datore di lavoro, un giorno avesse chiesto alla sua giovane assistente chi si sarebbe voluta sposare da grande; lei, per nulla intimorita, avrebbe risposto, senza esitazione: “Mario Coluna”. Ma Coluna era felicemente sposato, e certamente troppo noto per una come lei, ed ecco che la sua attenzione virò su tale Santana “il più carino tra gli altri”, di un anno più giovane. Di lì a qualche anno i due si sposarono, e Manuela Guimarães divenne per tutti Manuela Santana. Quando, molto tempo dopo, Coluna rimase vedovo, pare lo stesso Joaquim avesse chiesto alla moglie, tra il sarcastico e il preoccupato, se volesse approfittarne per piantarlo in asso. In realtà, erano divenuti tutti buoni amici, dentro e fuori dal campo. Tanto legati che quando un certo Eusebio venne acquistato dal Benfica, e Santana fu relegato a scaldare la panca, nulla turbò l’armonia del collettivo e continuarono a frequentarsi come niente fosse anche fuori dallo stadio. Santana morì giovane, lasciando Manuela vedova con un figlio. Da allora i rapporti con Coluna, Eusebio e gli altri campioni tanto legati a suo marito, divennero più stretti che mai. Manuela si ritrovò a dover fare la donna delle pulizie, per poter crescere il figlio senza più lo stipendio del marito.

Agosto 2013. Manuela ha ottenuto i biglietti per la partita Benfica – São Paulo, valevole per la sesta edizione della Eusebio Cup, che si gioca ogni anno in onore del campione lusitano. Solo Inter e Milan han preso parte, in passato, a questo trofeo estivo, ma furono i nerazzurri gli unici a portare a casa la vittoria. Sorpresa delle soprese, ha richiesto due biglietti: “Vieni con me, forse ho l’occasione di presentarti il tuo idolo Rui Costa e chissà non incrociamo Coluna“.

Giunti allo Stadio mi prendo una sciarpa a 3 euro, non si sa mai. Corsia preferenziale, entriamo nell’Estadio da Luz e mi sento un vip, seduto proprio di fianco alla bandierina del calcio d’angolo. Inizia la scenografia di presentazione, un vecchio e scorbutico Eusebio viene a stringere le mani ai capitani e la partita ha inizio. Il Benfica non è che un pallido ricordo di quello dei tempi di Rui Costa, Nuno Gomes o Miccoli. L’unico decente, Cardozo, è in rotta di collisione con la società, quindi non ha giocato, così come gli altri punti fermi della squadra. Il Sao Paulo vince due a zero, partita spenta e noiosa. Durante il match mi vengono spiegati alcuni “dietro le quinte“: Eusebio è già tanto sia venuto a presenziare. A causa della sua dipendenza da alcool e della sua età – sono coetanei – è diventato asociale e scontroso, proprio da quando il suo stato di salute ha iniziato a peggiorare. Non si fa più avvicinare dalla gente, e lei ammette di essere profondamente stupita che abbia addirittura dato il via alla partita, ma che lo capisce. Anche lei, ormai, non conosce più la metà degli attuali giocatori, e inizia a fare paralleli sul fatto che gli stipendi non siano certo l’unica cosa differente rispetto al passato. Le aggiungo che, attualmente, risulterebbe impossibile anche solo immaginare una moglie di un calciatore professionista ridotta a fare le pulizie in case altrui.

A fine partita, si mette a conversare con varia gente. Mi presenta a tutti come “giornalista italiano“, cosa che cerco di ridurre sminuendola. Una di queste persone è la figlia di Coluna, e spinge perchè Manuela vada a salutarlo giù nel parcheggio. Lei non vuole rompergli le scatole, visto che sta andando via. “No dai - le risponde -  non è il caso. Lo chiamo i prossimi giorni“. Si volta verso di me, mi chiede che voglio fare. Le rispondo che non ha senso: meglio aspettare un’altra volta, con più calma, così da portarmi un blocchetto, un registratore e fargli qualche domanda. Lei si sposta ad intrattenere col suo fare vulcanico altra gente e iniziamo ad avviarci all’uscita. Ma di colpo torna la figlia del Monstro Sagrado “Senti dai ho parlato con babbo, vagli a fare un saluto che ha piacere“. Mi prende per la collottola come un gatto e mi porta giù con lei ai parcheggi.Amizade Eusebio Coluna Santana

Lo incontriamo all’uscita dell’ascensore. Il suo fisico possente e imponente ha lasciato spazio a un corpo gracile ed esilino, con un braccio completamente bloccato da qualche problema cardiaco, probabilmente ictus. Si salutano con tenerezza, ma lui è molto provato. Di nuovo Manuela presenta il giornalista italiano, lui con una voce flebile e gentile mi chiede da dove vengo e gli replico da vicino Bologna. Manuela inizia a parlare con un’altra persona, io mi rendo conto che non è in condizione nè ora nè mai di sottoporsi a una mia intervista, o forse semplicemente che sono io a non sentirmela. Inizio quindi a parlare con Coluna e gli chiedo se se la sente di autografarmi la sciarpa. Bimbominkia style, ma dismesso il ruolo di giornalista, rimane quello del tifoso. Con molto sforzo, infila l’indelebile tra le due dita mezze paralizzate e inizia lentamente a firmare, mentre parlo anche con l’accompagnatrice. Lo ringrazio e nel frattempo il tizio che parla con Manuela mi chiede “Scusa ho saputo che sei italiano, da dove?”. Anche a lui rispondo da dove vengo, mentre Coluna termina di autografare. Salutiamo tutti, Manuela si ferma per scambiare due parole con un tizio nero di due metri molto simpatico – che poi scopro essere un giocatore dell’attuale rosa – e ci avviamo nella parte più ampia del parcheggio per uscire. Dopo avermi svelato che il tizio che parlava con lei era uno dei direttori sportivi del Benfica, mi rendo conto che lei è rimasta shockata. Aveva visto Coluna meno di un anno prima ed era a posto. Ora era l’ombra di se stesso, e in così poco tempo si era paralizzato e aveva perso moltissimi chili. Parlo con lei cercando di essere il più possibile sensibile, e intanto salutiamo con la mano lo stesso Coluna che sale su una Clio per andarsene. Un ex giocatore della nazionale, ex ministro dello Sport in Mozambico che se ne va su di una Clio. Nel cercare di starle accanto in questo delicato momento, sgrano gli occhi. Con calma invidiabile, mi rivolgo a lei, indicandole un’auto. “Toh, guarda, quello non è Eusebio?“.

Eusebio, colui cui è dedicata l’intera giornata di oggi. Uno degli Dei del calcio pari solo a Pelè, Platini e Maradona. Seduto come passeggero in una berlina nera. Manuela allora risponde che sì, è lui, e che ne vuole approfittare per parlargli delle condizioni di salute di Coluna. Io sono paralizzato. Manuela sta parlando con Eusebio. Davanti a me, a qualche decina di centimetri dalla mia faccia. Benedico il mio saper parlare portoghese e partecipo al dialogo. Pure lui ha notato lo stato fisico attuale di quello che era il suo mentore, appena sbarcato al Benfica, e non se ne capacita. Di fronte a Coluna stesso, si è commosso al punto da dover nascondere le lacrime: neanche lui si aspettava un cambiamento tanto radicale. Per un momento, avevo innanzi a me il quadro di due normali persone anziane, che si ritrovano, scuotendo la testa, ad accettare a fatica la tristezza della vita e l’incedere degli anni. Manuela cerca di cambiare discorso, ma qualcosa è ormai entrato in loro, la consapevolezza che toccherà a tutti passare là dove ora è Coluna. Nessuno di noi tre si renderà conto che sarà proprio Eusebio il primo ad andarsene da questa terra, prima ancora di Coluna. Mi presenta, ecco un giovane giornalista italiano. Al solo ascoltare la parola “Jornalista” Eusebio piega la fronte, e mi fulmina con lo sguardo. Si rende conto che sono giovane, e forse per questo innocuo. Che non cerco realmente interviste. Mi chiede “Ah, italiano. E da dove vieni?“. E ridaje. Gli rispondo, e si interessa un minimo. Dice che si era innamorato dell’Italia fin dalle prime trasferte. Dobbiamo andarcene, si sta spazientendo. Contro ogni morale e sensibilità, gli chiedo un autografo. Non posso evitarlo, anche se mi sento un cinquenne. Storce il volto, guarda il conducente. Cambia espressione, in negativo. Passano infiniti istanti e con un gesto della mano, come dire “Fanculo, già che siam qui“, prende la mia sciarpa, e il mio indelebile e la firma. Andandocene, Manuela mi spiega che da anni non rilascia autografi e devo ritenermi sinceramente, ed incredibilmente, fortunato. Le replico che alla mia sciarpa manca solo una firma, ora che ho quelle di Coluna e di Eusebio. La sua.

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