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Carnevale di Veracruz

TRATTO DA “LA FUENTE DE POLVO Y PALABRAS”, del 18 e 19 Febbraio 2012.

Premesse. Ustioni in faccia, collo e braccia:tutto merito della lezione pratica di fotografia, svolta in centro a Città del Messico, proprio il venerdì, ovvero il giorno prima della partenza. Il viaggio notturno di 8 ore manco a dirlo in un bus scomodissimo: i soldi son quelli che sono. Arrivati a Veracruz, un cielo grigio ci accoglie.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALasciamo la roba nella casa di un amico di un amico e andiamo in spiaggia per cercare di orientarci. Acqua stile Marina Romea, nostalgie romagnole. Non c’è sole, ma i raggi a quanto pare passano uguale, ancora ustioni su tutto il corpo, dolore, dolore e dolore. Diversi indigeni del luogo si fermano a molestarci e a chiedere alla amica statunitense, alla slovacca e alle due tedesche, che eran con noi, di farsi delle foto insieme. Pure una madre spinge il figlio a farsi una foto abbracciato a queste strane creature dal capello biondo. La cortesia d’un tratto passa di moda, arrivano direttamente a prenderle per il braccio, tirarle a sé e bofonchiare “foto, iu ev e foto wez mi”. Scambiano un mio amico messicano per russo. Fanno una foto pure con lui. Il lato positivo di esser arrivati qualche ora prima delle sfilate, è che possiamo perlomeno goderci il lungomare, il Paseo del Malecon in tutta la sua tranquillità. La sera, infatti, dopo esserci docciati e aver mangiato qualcosa preparato  dai vicini di casa, ecco che andiamo al Carnevale, il più famoso del Messico, secondo solo al Brasile se si parla di America Latina. La marea di gente fa impressione, il dispiegamento di polizia, elicotteri e armi giganti fa impressione. La puzza di marcio che sale dalle fogne, pure fa impressione. Passano i carri allegorici, il tempo non passa più, fiumi di birra che scorrono, non vendono bibite solo acqua o birra. Essendo io allergico a entrambe non posso bere. Tutti i miei amici ballano e ridono, già sotto gli effetti delle quantità assurde di alcol ingoiato. Io passo la serata sobrio, annoiandomi ma notando alcuni particolari sensazionali. La festa finisce, i più furbi si mettono a raccogliere in un sacchetto le lattine da terra per ricavarci qualche peso. I miei amici non possono accorgersene. Ci dirigiamo sotto mia pressione in piazza, dove tiene un concerto Paulina Rubio, e anche se sobrio sono pronto a cantare a squarciagola Y sigo aquì ricordandomi i bei tempi andati. Arriviamo che è finito da 5 minuti: cristo santo, non posso coronare il mio sogno d’amore con la Venere del pop. Torniamo a casa dell’amico dell’amico a tarda notte, dormiamo per terra. Certo solo dopo aver mangiato i tacos della buonanotte, e aver aperto una tequila, un pensiero carino per la mia celiachia.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ci svegliamo, stiracchiando le membra bruciacchiate e rinsecchite tra gli spasmi marmorei del pavimento. Colazione a base di tacos, breve capatina in un iper per comprare drink economici e crema solare. Illuso, troppo tardi per la crema solare, soffri. Diceva la mia vocina interiore. E aveva ragione. In spiaggia, brutto tempo, acqua torbida e il porto innanzi a noi. Un ubriaco molesta la nostra amica slovacca. Gli attacco pezza per distoglierlo da lei, mi inizia a trovare simpatico e non se ne va più. Diventiamo grandi amici. Per dimostrarmi il suo affetto, rovescia involontariamente il mio bicchiere con coca e rum sulla spiaggia. Mi innonda di sabbia bagnata il telo. Mi tira piedate all’interno coscia. Poi si pacifica. Sempre vaneggiando le maniere in cui può conoscere le ragazze. Io gli faccio da spalla buona, stile “Mio caro la vita è ingiusta, sei ubriaco, loro sono belle. Tela.” Apprezza la mia sincerità quindi rimane. Distrugge un bel planisfero sulla sabbia fatto dalla amica californiana. Lei quindi gli chiede di ridisegnarlo, partendo dal continente che vuole. Due secondi di sguardo vacuo, poi disegna una sorta di circolo ammaccato, sgonfiato in alcuni punti. Era la circonferenza del mondo. I suoi amici ce lo portano via di forza. Tenta di baciare una ragazza, poi da lontano mi lancia saluti battendosi il petto e indicandomi. Brothers, ormai. Nel gruppo vedono come mi lego facilmente a chiunque. Se è scemo è meglio. Inizia, dopo un altro bagno nel Golfo del Messico, la prova cruciale del mettersi il doposole. La pelle grida con me. Forse più forte. Nell’impeto crudele delle mie sofferenze, in cui piego schiena, bicipiti e torace in un’estasi di dolore, mi giro. Tre ragazze tra i 15 e i 16 anni, anzi, due ragazze e un piccolo cucciolo di balena, mi stanno filmando chissà da quanto tempo coi loro telefonini. Mi giro verso gli altri. Due già da un pezzo vedevano la scena, ma pensavano me ne fossi accorto e facessi apposta a spalmarmi la crema. No, non era voluto. Era un dialogare con la mia pelle perchè non si staccasse da me. Vista la scena cerco di nascondermi, ma non smettono di puntarmi il loro aggeggio contro. In una spiaggia è difficile nascondersi. Le guardo dritte negli occhi. Il cucciolo di balena resiste più delle compari, ma alla fine desistono, e se ne vanno. Vergogna e autostima nello stesso momento. Il target è passato dalle cinquenni alle adolescenti avanzate. Un yuhuu per me. Andiamo a mangiarci altri tacos. Torniamo al carnevale ma non facciamo in tempo a vederlo perchè dopo poche ore c’è l’autobus di ritorno. Andiam perciò in un parchetto vicino alla piazza. C’è un carretto della birra Sol che spara musica disco dalle casse a tutto busso, con tratti di commerciale e di cumbia. Iniziamo a ballare a caso in mezzo alla gente. Io pure. Si, non ero ubriaco. Nè fumato. No non era neanche una controfigura. Tornano alcuni con i rifornimenti. Così gentili da avermi comprato una bottiglietta di agave puro. Mi fanno schifo gli alcolici puri, ma la scelta era, o fai il vecchio cowboy virile che beve vodka gin rum o tequila rigorosamente puri e in boccetta, o niente. Opto per il cowboy virile, è il weekend, cribbio. Tutti iniziano a guardare questi strani esseri provenienti da un altro mondo che ballano. Iniziano a filmarci. Io allora prendo il cappello di uno e chiedo l’elemosina tutto intorno in circolo. Neanche un peso, ma alcuni vecchi ridono. Per il mio animo romantico è più che sufficiente. Mentre balliamo incontriamo per puro caso l’altro gruppo di studenti che era con noi nell’autobus. Si aggregano a noi, e tutti balliamo, ma vari mi chiedono come possa bere quella roba pura. Si tratta di vita o di morte figliolo, di vita o di morte. Sput, per terra. La folla si accalca. Ci stringe. Iniziamo a tirar dentro una madre con un bambino che si diverte alla faccia e un vecchio col sombrero entra tra di noi e ci regala grandi numeri. E’ ora di andare via. A concludere la faccenda un maniaco inizia a fissare le ragazze e ad avvicinarsi sempre più. L’amica californiana, la più macha delle mache, si frappone fra lui e le prede. Torniamo a casa a preparare gli zaini, ringraziamo chi ci ha ospitato, che ci ha anche portato in giro nella sua macchina, che era in realtà un taxi, ma che usava come macchina. Ritorno in autobus peggiore di sempre. Ultimo posto in fondo, no spazio per gambe, no spazio per sonno. Torno a casa, doccia poi di corsa al lavoro. Poi all’Unam, al corso di francese. Si ricomincia con una nuova settimana. OLYMPUS DIGITAL CAMERA

One Comment

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